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Ragazzi liberi dal cellulare: «Ho giocato con il nonno» 

Due giorni senza smartphone: il diario dell’esperimento alle medie di Goito.  Risultato, la riscoperta delle relazioni con parenti e amici. E anche con se stessi

GOITO. Quarantotto ore senza smartphone: questa la sfida lanciata dall’istituto comprensivo di Goito e trasformata in realtà dalla professoressa Antonella Rovatti e dal professore Luca Bassani, con la preziosa collaborazione della psicologa dell’azienda ospedaliera Carlo Poma di Mantova Elisabetta Fronzoli.
Da qualche anno ormai la messaggistica istantanea ha preso il sopravvento sulla comunicazione faccia a faccia e lo smartphone, riducendo sempre più la distanza tra persone lontane, ha nel contempo allontanato le persone più vicine, come spiega la professoressa Rovatti dell’istituto di Goito: «Durante le gite sulla stessa corriera, anche a distanza di soli dieci posti, i ragazzi si chiamano col telefonino, si inviano foto e si mandano abitualmente messaggi vocali. Una cosa che ci ha lasciati spiazzati; da qui l’idea di metterli alla prova con l’astinenza da cellulare».
È nomofobia il termine tecnico usato per indicare l’ossessione di non essere raggiungibili al cellulare; una sindrome da disconnessione che sembra mandare in tilt in modo particolare gli adolescenti, che in una situazione simile si sentono privati di una parte importante di sé.

La scuola media di Goito


Una volta chiesto il consenso, ma anche l’ausilio, da parte dei genitori degli alunni delle quattro terze medie del comprensivo di Goito, in settanta ragazzi su ottanta, seppur con il dente levato, hanno aderito al progetto. Prima del via, però, sono state raccolte dagli insegnanti e dalla psicologa le aspettative dei ragazzi attraverso questionari che hanno messo in luce come la sola idea di questa privazione abbia fatto scaturire sensazioni di noia, ansia, smarrimento, tristezza ma in alcuni casi anche di libertà e pace. Su un totale di 70, 54 ragazzi hanno dichiarato di usare il telefono meno di tre ore al giorno; i rimanenti hanno, invece, riferito di usarlo più di tre ore al giorno e addirittura in cinque ragazzi dalle sei alle sette ore giornaliere. Più della metà del gruppo campione, infine, ha raccontato di usarlo anche durante i compiti per l’utilizzo della calcolatrice e la ricerca di sinonimi.
Durante le due giornate di esperimento i ragazzi hanno annotato su un loro personale diario di bordo sensazioni positive, negative, vere e proprie crisi d’astinenza e riscoperte.

E a Sermide è il soggetto di un film 

«Oggi al posto di usare il cellulare dopo pranzo ho giocato a briscola con mio nonno e mi sono sentita libera senza il pensiero di accendere il cellulare» si legge su uno dei diari di bordo. E ancora: «Alla mattina arrivo a scuola in ritardo perché guardo il telefono, mentre in questi due giorni non ho fatto tutto di corsa e sono arrivato puntuale». Vere e proprie crisi d’astinenza hanno colpito alcuni dei ragazzi abituati ad usare tante ore al giorno lo smartphone: «Dalle 13.05 alle 16 già sentivo la voglia di usare il telefono ma con difficoltà ho resistito e sono uscito a giocare coi miei amici».
Negli scritti dei ragazzi non sono mancati nemmeno riferimenti a genitori e adulti: «Noi ragazzi veniamo richiamati per l’utilizzo del cellulare ma ci sono anche molti adulti che lo usano più di noi e non danno un buon esempio». Molto positiva, tutto sommato, l’esperienza dei ragazzi che hanno riscoperto se stessi, la sensazione di pace senza dover continuamente controllare il cellulare, il piacere della lettura ma anche il piacere di entrare maggiormente in relazione con la propria famiglia e, infine, la positività della solitudine, come ci spiega uno dei ragazzi: «Ho capito che anche senza cellulare si può vivere bene e ho scoperto come è stare da soli, perché con il cellulare non sei mai da solo ma è come avere un amico. Sono andato a camminare, ho avuto più tempo libero, ho giocato con i miei amici e ho parlato di più con i miei genitori; con il cellulare avrei solo giocato e chattato come tutti i giorni».
Serena Cauzzi