Mantova, via la cittadinanza al Duce. Battaglia di 3 ore e mezza

di Sandro Mortari

Centrodestra, M5S e civici contrari: E anche la maggioranza non è compatta: il presidente Allegretti non vota

MANTOVA. «Dittatore e liberticida». Per questo il 12 febbraio il consiglio comunale ha revocato la cittadinanza onoraria concessa il 21 maggio del 1924 a Benito Mussolini. La mozione di Pd, Sinistra italiana e Lista Palazzi è stata votata in modo pressoché compatto dalla maggioranza superando i mal di pancia che l’avevano attraversata alla vigilia. Persino il presidente del consiglio comunale, Massimo Allegretti, che nel suo intervento aveva invitato i colleghi a non cancellare la cittadinanza («sarebbe un gesto fuori tempo massimo perché la storia ha già emesso la sua sentenza di condanna»), alla fine ha deciso di non votare. E così, il centrosinistra ha avuto la meglio con 17 sì alla revoca (assenti solo Bassoli di Sinistra Italiana e la Portioli della lista Palazzi) contro 10 no della minoranza, tra cui anche Grandi di Comunità e territori e i Cinquestelle (assenti la leghista Cappellari e la civica Bulbarelli, uscita prima del voto).

La discussione in aula è durata tre ore e ha avuto anche momenti di tensione con de Marchi di CasaPound che ha usato termini forti per criticare la sinistra che «a Macerata ha inneggiato alle foibe», prontamente richiamato dal presidente Allegretti. «Non accetto lezioni da un postino» ha replicato, dicendosi «orgoglioso» di aver avuto due nonni che nel 1924 votarono per la cittadinanza a Mussolini. «Sarò un postino, ma lei deve rispettare le regole» ha fatto presente Allegretti.

Che fosse una serata ad alta tensione (che poi fortunatamente è scorsa via senza scossoni) lo si era capito fin dall’inizio. Prima i manifesti di CasaPound contro una non specificata «feccia» che commette «violenze, scippi, furti e spaccio» e che porta «degrado».

Poi il tentativo, respinto, di Tonelli (Cinquestelle) di ottenere la votazione segreta su una delibera che «riguarda l’onorabilità di una persona seppur deceduta». A dare il la alla discussione è stato il capogruppo del Pd Giovanni Pasetti che ha illustrato la mozione della maggioranza (ispirata da Banzi di Sinistra italiana): «Mussolini - ha spiegato - non può stare nella lista dei cittadini onorari perché non ha fatto nulla per Mantova, ma è stato un dittatore e un liberticida».

L’opposizione ha risposto con una serie di interventi in cui veniva manifestato il no all’iniziativa della maggioranza, accusata di voler «cancellare la storia». «Noi non difendiamo il regime - ha detto Gorgati di Forza Italia - perché il fascismo e la cittadinanza onoraria sono morti con Mussolini». «Non si può cancellare la storia per decreto» ha sottolineato la Bulbarelli dell’omonima lista civica; «la cittadinanza serve per non dimenticare» ha fatto eco la Badalucco della stessa lista, tesi sostenuta da molti, in testa il presidente Allegretti. E Irpo (Bulbarelli): «Se andiamo avanti così dovremo cambiare la toponomastica, a cominciare da piazza Marconi, visto che lui sostenne il fascismo». Baschieri, capogruppo di Forza Italia, si è scagliato contro la strumentalizzazione che la sinistra ha voluto fare della vicenda in campagna elettorale, mentre Grandi ha puntato il dito contro Banzi e le divisioni della sinistra: «Quando Banzi di Liberi e uguali presenta i suoi candidati per le regionali dice che sono alternativi a Gori e mai a Fontana del centrodestra».

«Cancellare la cittadinanza a Mussolini è un atto di giustizia» ha replicato Banzi. Zera (Lega) ha puntato il dito contro «la perdita di tempo causata dalla mozione; i problemi dei mantovani sono ben altri», mentre Annaloro dei Cinquestelle si è scagliato contro il Pd «contraddittorio che in certe città vota per la revoca della cittadinanza al duce, mentre in altre come Bergamo, con Gori non porta la questione nemmeno in aula».

Il sindaco Palazzi è intervenuto a fine dibattito per evitare il più possibile spaccature nella maggioranza. Ha riconosciuto che nella questione «trovano legittimità posizioni diverse» e che «il voto, che altrove ha diviso le forze politiche, qui non determinerà gli amici e i nemici di Mussolini. Stiamo solo ragionando se la cittadinanza a Mussolini oggi rientri o meno nei valori che questo consiglio e questa città intendono celebrare». Ha risposto anche alla posizione di Allegretti, inducendolo forse a non votare contro: «Ricordo quando il presidente del consiglio è venuto da me con l’Anpi per cancellare la strada intitolata a Maletti; abbiamo detto sì perché era un criminale di guerra».