Mantova, il bar Sociale pronto a riaprire

di Monica Viviani

Accordo con Segafredo e Teatro: ritorna Gialdi che lo gestì fino al 2000. Lo condurrà insieme al bar Venezia: «Ora scommetto anche su Pradella». Obiettivo: saracinesche alzate a inizio settembre

MANTOVA. L’accordo c’è, mancano solo le firme e ormai è questione di un paio di settimane: chiuso da quasi un anno, il bar Sociale si appresta a rialzare le saracinesche. E sarà un duplice ritorno: a condurre lo storico locale di piazza Cavallotti sarà Marco Gialdi che lo gestì tra il 1983 e il 2000 negli anni della “movida”, delle vasche, dei ragazzi che la sera affollavano i suoi tavolini, dell’immancabile folla per il caffè della domenica mattina. E che, chiarisce subito, non abbandonerà il bar Venezia.



Un accordo a tre che oltre a Gialdi vede coinvolti la società Segafredo, titolare del contratto d’affitto con il condominio Teatro Sociale, e il condominio stesso: raggiunto in questi giorni, è il frutto di un corteggiamento partito all’incirca a inizio anno. «Sono sei mesi - ammette Gialdi - che sia Segafredo sia i palchettisti me lo hanno proposto: da parte loro c’è la volontà ferrea di ripristinare il locale, riportarlo a lavorare bene e a essere un punto di riferimento per la città. Segafredo sta portando avanti l’operazione e il Teatro si è messo a disposizione per completarla: entrambi si sono adoperati perché la cosa andasse a buon fine e devo dire che hanno creato tutte le condizioni perché accettassi. Insomma ognuno ha fatto e sta facendo la sua parte per dare continuità alla gestione e rimediare a una situazione che si è trascinata per anni».

Arriva lo sfratto al gestore, luci spente al bar Sociale


Una bella sfida non solo imprenditoriale: «Per me in questa scelta c’è anche un aspetto sentimentale, nostalgico - racconta - ho tenuto il Sociale dal 1983 al 2000, erano gli anni d’oro, lì le grandi compagnie si davano appuntamento, era un punto di riferimento della città». Difficile per lui rimanere impassibile davanti a quelle saracinesche abbassate dall’agosto scorso dopo lo sfratto dell’ultimo gestore «e per uno come me - aggiunge Gialdi che non vuole entrare nel merito delle gestioni succedutesi alla sua - che fa questo mestiere da 35 anni c’è anche una sorta di spirito di servizio, ho pensato fosse giusto che anche io facessi qualcosa.».

Gialdi al bar Venezia che continuerà a gestire


Da imprenditore comunque si è fatto i suoi calcoli. E come nel 1996 accettò la sfida bar Venezia quasi prevedendo che il salotto della città si sarebbe presto spostato in piazza Marconi, oggi è pronto a scommette sull’asse Pradella-Cavallotti: «Con l’apertura di corso Pradella e l’arrivo di Esselunga con annesso parcheggio, quella zona può tornare ad essere un ingresso privilegiato in città come era negli anni ’90. Confido nell’apertura del corso e che il Comune lo trasformi davvero in un boulevard, con alberi e panchine, come annunciato. Come confido che il riaccendersi delle vetrine contribuisca a riportare una sana frequentazione nella zona».

L’operazione per qualcuno sarà poi un’opportunità occupazionale «visto che mi serviranno cinque o sei persone» tra cui anche una sorta di vice gestore: «Non potendomi sdoppiare - sorride - e non volendo disperdere quanto fatto al Venezia, dovrò organizzare tutto in tal senso. Saranno due realtà che dovranno convivere». Il marchio sarà comunque il suo: «Il mio modo di lavorare e di impostare i locali non cambia, porterò al Sociale l’esperienza del Venezia fatta di qualità, da cui non posso né voglio prescindere». E mentre sta meditando di chiedere la possibilità di una veranda su piazza Cavallotti «per fornire un servizio anche d’inverno e durante la stagione teatrale», in agenda ha già circolato di rosso una data: «Il primo obiettivo è a breve scadenza: aprire a inizio settembre in modo da esserci già per il Festivaletteratura».